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L’ENIGMA DELLA LIBERTA’

L’ESPLORAZIONE DEL SOGNO NELLA CASA METAFISICA
Geometrie, materiali, tangibili confini di estensione: la nuova realizzazione di Guglielmetti Interior Design anima spazi in cui le forme si esprimono senza riserve e ogni elemento può spingersi nell’esplorazione di profili e configurazioni.
È una “Casa Metafisica”, che in maniera sottile e silenziosa sembra citare le ambientazioni di De Chirico, con quinte architettoniche capaci di accogliere spazi vuoti, inattese strutture, singolari aperture, in un gioco espressivo di varchi, soglie, ambigue intersezioni.
Il costante alternarsi di lineamenti contrapposti rende quasi onirico questo luogo di privata e discreta accoglienza. Le mensole, così nitide, sollevano un enigma che affascina: quanto è ampio il vuoto? Tutto l’arredo sembra voler insistere su questo metafisico tema. Dal lampadario che in maniera elegante e minima gioca con la sospensione dei punti luce (composizione di Flos, modello ARRANGEMENTS) fino al tavolino che specchia le bianche evidenze del soffitto, dalla paradossale imponenza e solidità del tavolo della cucina poggiato su sostegni trasparenti all’esplosione dello scorrere del tempo e dello spazio di un quadrante senza consistenza così ben espresso dall’allegorico e straordinario orologio a parete della cucina (Nomon, modello BILBAO).
A separare la zona giorno dalle camere, la luce dal buio, vi è un varco scorrevole, la sintesi dell’abitare (firmata Rimadesio, modello SAIL): la casa non è una gabbia perché la porta è sempre aperta, oscurità e chiarore si intrecciano invitando a vivere pienamente, senza rinunce. Il bagliore qui non conosce condizionamenti: nessun luogo gli è precluso. L’armadio vestière con inserto a libreria, nel punto di passaggio in corrispondenza della porta diventa una boiserie a muro, per poi tornare armadio/scarpiera nella zona del disimpegno: tutto si trasforma in questa casa di rivelazioni. Sulla soglia c’è un guardiano: il ritratto di “Giovane” di Franco Sciusco, materico, palpabile, pronto a lasciare entrare ma non prima di aver “obbligato” chi passa a fermarsi, almeno un attimo, come davanti a uno specchio.

La camera da letto e il bagno sfiorano le fisionomie incontaminate di un veicolo spaziale in cui i movimenti possono avvenire come in assenza di gravità, lenti e appoggiati su nuove leggi fisiche. Le pareti della camera offrono naturali ripari: tende, parete retroilluminata e armadiatura sembrano tre riflessi della stessa verticale protezione che “avvolge” il letto, intimo cuore della stanza e della casa.
La Casa Metafisica di Guglielmetti è un luogo di verità, in cui l’uomo smette di intendere la realtà fenomenica come chiusa e limitata e si apre a un mondo di nuove possibilità.
Le alte linee ascendenti delle armadiature offrono ampie, comode e confortevoli zone di ordine e protezione, ambiziose proiezioni verso l’infinito che giocano con le libere direzioni prospettiche di tutto il contesto. Come se la prospettiva fosse una chiave di libertà e non un sistema di regole, come se le zone dell’abitare potessero estendersi fino a toccare un confine unificante e teoricamente intangibile.
Lo zenit espressivo non poteva che essere sfiorato in cucina, dove il mezzogiorno esprime il massimo delle proprie luminose potenzialità. Qui accade l’incredibile: la cottura, metaforicamente intesa come fuoco, che si identifica con il piano cottura e il forno, viene resa con tutta la profonda immutabilità del nero. Questi unici due elementi, volutamente contrapposti a tutto il bianchissimo contesto della cucina Arrital (modello AK_05), sono le brecce più profonde della “Casa Metafisica”, gli accessi al focolare, ultramoderni nell’aspetto ma atavici nella funzione, gli strumenti della trasformazione, dell’alchemica mutazione del cibo in piacere, vita e verità. È qui che la casa arriva a coincidere con i suoi abitanti ma anche con il mondo fuori, in un costante riflesso di punti di vista.

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